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Ha mantenuto la sua ultima parola:
ŤFinché vivo la Roma non la lascioť. Tutto il resto č bla bla bla. Gliel?ha chiesta il mondo; sia i russi sia gli americani, perň, hanno trovato un muro che la storia č riuscita ad abbattere, ma che il sentimento di un uomo ha tenuto alto. ŤFinché vivo la Roma non la lascioť. Erano domande che non potevano avere risposta: la Roma chi č romanista non la vende mai, e mai mai mai se č stato tuo padre a fondarla, se l?hai vista nascere in culla. Piccolo e grande amore. Aveva un anno Franco Sensi quando la Roma č nata. Hanno fatto tutto il percorso insieme. Si sono accompagnati come fanno le parole in una lettera: in quella che scrisse per il compleanno della societŕ un anno fa disse: ŤGli 80 anni della Roma sono i miei 80 anniť. Ecco perché oggi che č morto, Franco Sensi non muore: la Roma mica finisce, passano solo i giorni. E se c?č un modo per accompagnare un amore fino al termine della vita, il suo č stato il migliore: starle sempre accanto.
Una volta (non era neanche un anno alla presidenza) Sensi, ultimo grande custode di una tradizione orale romanista che si sta spegnendo in urlaccia tele-radiofoniche, disse: ŤMio padre oggi avrebbe piů di cent?anni: non si č mai stancato di raccontare la Roma, e a me sembra di averli vissuti e rivissuti piů volte, quei giorni e quei fattiť. Quasi per presentarsi parlň cosě "di giorni e fatti", di epoche, di pezzi d?epoche, e pezzi di racconti. Cioč di miti. Ma all?origine non ci sono superuomini, oracoli, dei o mostri, piuttosto nomi e cognomi conosciuti, erba di casa sua, i calzoncini corti che il papŕ indossava nella Pro Roma, il legno del comodino accanto al letto che era lo stesso di campo Testaccio (perché fu Re Silvio ad ordinarne i materiali per la costruzione). E? quando l?album delle figurine Panini č quello di famiglia, il sogno un?abitudine di condominio; la Roma, allora, che hai respirato e imparato, giŕ solo per questo ti diventa tutto: oltre che padre, e mamma com?č per tutti, passione e lavoro, ambizione e cura, casa e stadio, ricordo e futuro, grande palcoscenico e insieme il tuo posto delle fragole. Ecco perché ha sempre detto: ŤFinché vivo la Roma non la lascioť. Ecco perché non l?ha lasciata ancora, neanche oggi: oggi č mai. Gliel?ha chiesta il mondo, i russi e gli americani, con gli aerei che hanno veramente volato tra New York e Mosca, ma lui aveva giŕ scelto la Matematica (ci si č laureato) come mestiere: l?equazione era sempre la stessa. ŤLa Roma č miať. E basta. Gliela chiedevano, ma erano domande che non potevano avere una risposta perché questa storia č nata da una domanda che non le aspettava: quel pomeriggio in cui lui, come Re Lear, riuně le donne della sua famiglia per chiedere consiglio sull?opportunitŕ di comprarla, la Roma.
Apparentemente affari, profondamente, cuore. "Nothing", sir. L?aveva giŕ presa, era giŕ sua. E? stata sempre sua. Anche troppo. Per la Roma ci č anche morto. Questa č la storia un amore pertinace, cosě tanto, cosě vero, che per lo stesso motivo Franco Sensi, nei suoi primi anni di guida, č stato anche il presidente piů contestato della storia romanista. Bla bla bla. Pareva troppo stretto l?abbraccio tra presidente e societŕ, addirittura solipsistico, pareva facesse rima soltanto con proprietŕ: "La Roma č mia". Era un?equazione senza risultati e basta. Vinceva la Lazio, vinceva l?antistoria, l?antimateria: come se bruciasse il legno di Testaccio.
Ma Sensi costruiva in un mondo che soltanto si spettacolarizzava, metteva da parte quando di moda andava chi sperperava: erano favole semplici che nessuno piů raccontava, la formica e la cicala. Derby. Come un vecchio ritornello che nessuno canta piů. Il derby per Sensi č stato il suo grande cimento da presidente perché dall?altra parte c?era Sergio Cragnotti che aveva costruito la Lazio piů forte di sempre. Cragnotti č stato "nemico" di Sensi quanto e come la Lazio della Roma: quasi arrivati contemporaneamente alla presidenza, hanno costruito le proprie squadre con due filosofie non solo diverse, ma antitetiche. Rampante, manageriale, spumeggiante, iperspettacolare quella del laziale; artigianale, saggia, familiare, antica, romanesca, quella del romanista. Alla fine č rimasto solo Sensi. Alla fine il presidente ha avuto ragione su tutto. Era stato bla bla bla perché aveva cacciato il mercante dal tempio, Luciano Moggi, che prese a male parole, lo mandň candidamente e testualmente affanculo, e pareva lesa maestŕ, e pareva il suicidio strategico, quasi
un?irresponsabilitŕ politica. Forse anche peggio quando parlň degli arbitri e di Carraro come di Ťun?associazione a delinquereť. Venne punito, multato, deferito e irriverito per questo: oggi gli si fanno gli editoriali di "bravo-bravissimo" soprattutto per questo, mentre trequarti degli arbitri e del Palazzinaccio loro hanno smesso perché erano corrotti, perché le partite non erano vere veramente, e la Juve le rubava, e pure il Milan faceva qualcosa che non doveva fare, mentre la Lazio si dileguava.
Era il calcio che schifo fa. Ci poteva giurare Franco Sensi e l?ha fatto: ŤFinché vivo la Roma non la lascioť. Il presidente bla bla bla ha mantenuto anche l?ultima parola. Come un vecchio ritornello che nessuno canta piů, col colbacco a gennaio sotto la Curva Sud, l?urlo ragazzino al 3-3 di Totti, e il carabiniere che sorrideva vicino e Guido Paglia triste lŕ sotto. E poi: ŤChi ha segnato il ragazzino?ť. Sě. Come c?era un ragazzino quella notte di primavera sotto le scalette di un aereo che tornava a Fiumicino da Milano con una coppa, con gli aerei che continuano a volare tra New York e Mosca, aspettando un?altra notte, un?altra coppa. E adesso magari su, con Agostino. Qualcosa
sarŕ piů chiaro. Franco Sensi ha visto milioni di bandiere sventolargli davanti. Ha fatto la gente felice quel giorno al Circo Massimo, ma, soprattutto, ha avuto modo di guardare tutta quella felicitŕ. Un giorno racconteranno di persone arrampicate sugli alberi per una grande festa romanista, raccontando scopriranno che quelle persone erano veramente a milioni, che sono state per strada giorni, che c?erano uomini e donne fin sopra al Palatino, lě, sul colle dov?č nata Roma. Racconteranno